Metodo
Comporre per un LED wall
Times Square, Fiumicino, Verona. Tre superfici, tre misure dello sguardo, e il modo in cui ciascuna ha deciso la forma di un’immagine prima ancora che venisse fatta.
Plinio racconta che la pittura nacque a Corinto, la notte in cui una ragazza tracciò sul muro il contorno dell’ombra del suo amante in partenza. La prima immagine, dunque, aveva già un supporto preciso: una parete, una lampada, una distanza. Chi oggi compone per uno schermo pubblico riparte da lì, dalle misure, prima che da qualsiasi idea.
Uno schermo spento è una parete nera. Acceso, diventa la luce di una piazza, e la piazza decide quasi tutto: quanto è grande, da dove la si guarda, per quanti secondi. Un LED wall non è un televisore ingrandito. Ha proporzioni che nessuna macchina da presa produce, pixel che a dieci metri si vedono e a cento scompaiono, un pubblico che non si è seduto per guardare.
Quattro pannelli a Times Square
Theatrum Mundi è stata presentata dal 25 al 27 settembre 2026 in GIANT SIGNALS, la mostra con cui DISIVA, il programma nato come Art Innovation Gallery e fondato da Francesca Boffetti, ha portato trenta artisti sugli schermi di 5 Times Square. Gli schermi erano quattro. L’opera è diventata un polittico in quattro movimenti, attraversato da un elemento che passa da un pannello all’altro e li tiene insieme: la forma del supporto è diventata la forma del racconto. Boffetti, in un’intervista a Exibart, lo dice dal punto di vista della curatela: nello spazio urbano un’opera deve aprirsi in pochi secondi senza perdere profondità.
Una striscia a Fiumicino
Gli schermi del terminal di Fiumicino sono lunghi e bassi: il video di Voci dal futuro, con Victoria De Angelis, misura 1920 per 270 pixel. In quel formato il ritratto non può stare al centro come in un quadro; si moltiplica e si dissolve lungo la parete, per chi lo incontra camminando verso l’imbarco. Lo sguardo in movimento diventa la cinepresa.
Dalla carta allo schermo a Verona
Per l’Estate Teatrale Veronese la stessa immagine di stagione è passata dalle affissioni agli schermi della città e ai social. Il video manifesto è verticale. Ogni versione è composta per il proprio supporto e non ritagliata dalle altre: un ritaglio si riconosce subito, e chi lo riconosce smette di guardare.
Il ritorno della pubblicità all’arte
C’è un paradosso in tutto questo. Per un secolo l’arte ha preso in prestito i linguaggi della pubblicità; oggi sono gli schermi pubblicitari a chiedere opere, perché il 3D anamorfico ha stancato e la spesa in comunicazione digitale esterna continua a crescere. Programmi come il Midnight Moment di Times Square Arts lo fanno dal 2012. La domanda per chi compone non cambia: che cosa vede una persona che passa, quanto tempo le diamo, che cosa le resta.
Il metodo dello studio è lo stesso nei tre casi: sopralluogo, direzione visiva, produzione, formati verificati con chi installa gli schermi. La parete viene prima dell’immagine, come a Corinto.
Fonti
- Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXV, 151
- DISIVA, GIANT SIGNALS, New York, 25–27 settembre 2026 (si apre in una nuova scheda)
- C. Biasini Selvaggi, «Public Art 2.0: i maxischermi urbani e l’arte contemporanea. Intervista a Francesca Boffetti», Exibart, agosto 2026 (si apre in una nuova scheda)
- Times Square Arts, Midnight Moment (si apre in una nuova scheda)
- invidis, «PQ Media: global DOOH spending grew 12 percent in 2025», settembre 2026 (si apre in una nuova scheda)
- Creative Review, sul futuro dei billboard 3D (si apre in una nuova scheda)
Crediti
Immagine: Matteo Basilé, Theatrum Mundi, 2026, 5 Times Square, New York (DISIVA, GIANT SIGNALS).
Testo: Airona Altman.


