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    Comporre per un LED wall

    Times Square, Fiumicino, Verona. Tre superfici, tre misure dello sguardo, e il modo in cui ciascuna ha deciso la forma di un’immagine prima ancora che venisse fatta.

    Comporre per un LED wall
    Immagine: Matteo Basilé, Theatrum Mundi, 2026, 5 Times Square, New York (DISIVA, GIANT SIGNALS).

    Plinio racconta che la pittura nacque a Corinto, la notte in cui una ragazza tracciò sul muro il contorno dell’ombra del suo amante in partenza. La prima immagine, dunque, aveva già un supporto preciso: una parete, una lampada, una distanza. Chi oggi compone per uno schermo pubblico riparte da lì, dalle misure, prima che da qualsiasi idea.

    Uno schermo spento è una parete nera. Acceso, diventa la luce di una piazza, e la piazza decide quasi tutto: quanto è grande, da dove la si guarda, per quanti secondi. Un LED wall non è un televisore ingrandito. Ha proporzioni che nessuna macchina da presa produce, pixel che a dieci metri si vedono e a cento scompaiono, un pubblico che non si è seduto per guardare.

    Quattro pannelli a Times Square

    Theatrum Mundi è stata presentata dal 25 al 27 settembre 2026 in GIANT SIGNALS, la mostra con cui DISIVA, il programma nato come Art Innovation Gallery e fondato da Francesca Boffetti, ha portato trenta artisti sugli schermi di 5 Times Square. Gli schermi erano quattro. L’opera è diventata un polittico in quattro movimenti, attraversato da un elemento che passa da un pannello all’altro e li tiene insieme: la forma del supporto è diventata la forma del racconto. Boffetti, in un’intervista a Exibart, lo dice dal punto di vista della curatela: nello spazio urbano un’opera deve aprirsi in pochi secondi senza perdere profondità.

    Theatrum Mundi sui pannelli LED di 5 Times Square, New York, settembre 2026 (DISIVA, GIANT SIGNALS). Matteo Basilé
    Theatrum Mundi sui pannelli LED di 5 Times Square, New York, settembre 2026 (DISIVA, GIANT SIGNALS). Matteo Basilé

    Una striscia a Fiumicino

    Gli schermi del terminal di Fiumicino sono lunghi e bassi: il video di Voci dal futuro, con Victoria De Angelis, misura 1920 per 270 pixel. In quel formato il ritratto non può stare al centro come in un quadro; si moltiplica e si dissolve lungo la parete, per chi lo incontra camminando verso l’imbarco. Lo sguardo in movimento diventa la cinepresa.

    Voci dal futuro, LED wall del terminal di Fiumicino, campagna TIM con Victoria De Angelis. Matteo Basilé per ArtistProof
    Voci dal futuro, LED wall del terminal di Fiumicino, campagna TIM con Victoria De Angelis. Matteo Basilé per ArtistProof

    Dalla carta allo schermo a Verona

    Per l’Estate Teatrale Veronese la stessa immagine di stagione è passata dalle affissioni agli schermi della città e ai social. Il video manifesto è verticale. Ogni versione è composta per il proprio supporto e non ritagliata dalle altre: un ritaglio si riconosce subito, e chi lo riconosce smette di guardare.

    Estate Teatrale Veronese, immagine di stagione per il Comune di Verona, 2026. ArtistProof
    Estate Teatrale Veronese, immagine di stagione per il Comune di Verona, 2026. ArtistProof

    Il ritorno della pubblicità all’arte

    C’è un paradosso in tutto questo. Per un secolo l’arte ha preso in prestito i linguaggi della pubblicità; oggi sono gli schermi pubblicitari a chiedere opere, perché il 3D anamorfico ha stancato e la spesa in comunicazione digitale esterna continua a crescere. Programmi come il Midnight Moment di Times Square Arts lo fanno dal 2012. La domanda per chi compone non cambia: che cosa vede una persona che passa, quanto tempo le diamo, che cosa le resta.

    Il metodo dello studio è lo stesso nei tre casi: sopralluogo, direzione visiva, produzione, formati verificati con chi installa gli schermi. La parete viene prima dell’immagine, come a Corinto.

    Fonti

    1. Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXV, 151
    2. DISIVA, GIANT SIGNALS, New York, 25–27 settembre 2026 (si apre in una nuova scheda)
    3. C. Biasini Selvaggi, «Public Art 2.0: i maxischermi urbani e l’arte contemporanea. Intervista a Francesca Boffetti», Exibart, agosto 2026 (si apre in una nuova scheda)
    4. Times Square Arts, Midnight Moment (si apre in una nuova scheda)
    5. invidis, «PQ Media: global DOOH spending grew 12 percent in 2025», settembre 2026 (si apre in una nuova scheda)
    6. Creative Review, sul futuro dei billboard 3D (si apre in una nuova scheda)

    Crediti

    Immagine: Matteo Basilé, Theatrum Mundi, 2026, 5 Times Square, New York (DISIVA, GIANT SIGNALS).

    Testo: Airona Altman.

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