Metodo
FOTOSINTESI, come lavoriamo con l’AI
Che cosa decide la persona e che cosa calcola la macchina, in un metodo che mette fotografia, girato reale e intelligenza artificiale nello stesso processo.
La domanda giusta riguarda il punto in cui passa il confine della decisione. Una macchina generativa calcola probabilità: propone l’immagine più verosimile a partire da ciò che ha visto. Una persona sceglie, e scegliere vuol dire anche rinunciare. Il metodo dello studio nasce da questa distinzione, che prima di essere tecnica è morale.
Dal set, prima di tutto
FOTOSINTESI parte da ciò che lo studio realizza con le proprie mani: fotografie e riprese su un set vero, con persone, luce, materia. Quel materiale è l’origine e la misura. L’intelligenza artificiale entra nel flusso dopo, per sviluppare una scena, una transizione, una variazione, sempre secondo la direzione del progetto. Regia, selezione e montaggio tengono insieme le parti; nessuna immagine esce perché la macchina l’ha proposta, ma perché qualcuno l’ha voluta.
Tre cose che dichiariamo
Per questo nelle schede dei lavori indichiamo da quali materiali siamo partiti, dove è intervenuta l’AI e come quella parte si integra con regia, colore e suono. È una scelta di metodo. Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, all’articolo 50, chiede trasparenza sui contenuti generati o manipolati che possono sembrare autentici; la legge italiana 132 del 2025 lega la tutela d’autore al lavoro intellettuale della persona. Dichiarare il processo è il modo più semplice di stare dentro queste regole e, prima ancora, di rispettare chi guarda.
Che cosa non diciamo
Non attribuiamo il metodo a lavori del passato né a film interamente generati, e non chiamiamo proprietari strumenti che non lo sono. Le campagne non commissionate dello studio, realizzate interamente con l’AI, lo dichiarano nel testo. Lo strumento domani sarà diverso; la specificità sta nelle decisioni dell’autore e nel modo in cui lo studio organizza il lavoro.
Un esempio
Nel film istituzionale Ciò che ci unisce, per FiberCop, riprese cinematografiche, immagini d’archivio e componenti generate passano dalla stessa regia e dallo stesso montaggio, secondo una direzione visiva comune. Il risultato si giudica come si giudica un film.
La Rome Call for AI Ethics, firmata a Roma nel 2020, chiede che i sistemi siano trasparenti, inclusivi, responsabili. Tradotto nel lavoro di uno studio d’immagine, vuol dire una cosa sola: sapere sempre, e poter dire, chi ha deciso che cosa.
Fonti
- Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (AI Act), art. 50 (si apre in una nuova scheda)
- Legge 23 settembre 2025, n. 132, disposizioni in materia di intelligenza artificiale (si apre in una nuova scheda)
- Rome Call for AI Ethics, 2020 (si apre in una nuova scheda)
- P. Benanti, Oracoli. Tra algoretica e algocrazia, Luca Sossella Editore, 2018
- Agenda Digitale, «Legge sull’AI: come si applica, tutti gli aspetti pratici e i fronti critici» (si apre in una nuova scheda)
- ArtistProof, Ciò che ci unisce, scheda del film (si apre in una nuova scheda)
Crediti
Immagine: lo studio di ArtistProof a Roma, via Luigi Galassi.
Testo: Airona Altman.


