ITEN, Read in English

Contatti

Per esempio

    UN/DIARY

    Dietro le quinte

    Superstes, la felce di Magnifica Humanitas

    A Parigi, nell’ultima sala di Magnifica Humanitas, una felce più antica dei fiori detta il tempo a un volto. Storia di un’opera che toglie all’artista il comando del ritmo.

    Superstes
    Immagine: Matteo Basilé, Magnifica Humanitas, 2026. Musiche del film della mostra: Marco Del Bene (MKDB).

    Ogni stagione dell’arte ha avuto il suo altare. Il Rinascimento lo ha dipinto, il Novecento lo ha smontato, la videoarte lo ha acceso: Nam June Paik metteva un Buddha davanti al proprio volto trasmesso in diretta, e il televisore diventava cappella. Matteo Basilé, che da trent’anni lavora sul volto umano, a Parigi fa un passo laterale e consegna l’altare a una pianta.

    Una mostra in tre tempi

    Magnifica Humanitas apre all’Istituto Italiano di Cultura, nell’Hôtel de Galliffet, a cura di Antonio Calbi e Dominique Moulon, durante Paris Photo. Il vernissage è il 12 novembre 2026, la mostra resta fino al 22 gennaio 2027. Il titolo viene dalla prima enciclica di Leone XIV, dedicata alla persona nel tempo dell’intelligenza artificiale. Una quarantina di opere, quasi tutte in bianco e nero, nell’anno in cui la fotografia compie duecento anni.

    Il percorso ha tre movimenti. I ritratti sono pezzi unici a pigmenti e polveri su carta di cotone, incisi a mano, dove il fumo delle candele raccolto nelle chiese romane diventa materia pittorica: una predella di santi laici sotto i soffitti a cassettoni. Il film, ispirato al trasumanar dantesco, attraversa una terra senza confini con le musiche di Marco Del Bene (MKDB). Poi l’ultima sala.

    Superstes, progetto dell’allestimento: la serra nella sala dell’Hôtel de Galliffet. Matteo Basilé, 2026
    Superstes, progetto dell’allestimento: la serra nella sala dell’Hôtel de Galliffet. Matteo Basilé, 2026

    L’altare vegetale

    Lì una serra diventa cappella di vetro. Vive una felce reale, Osmunda regalis, una famiglia botanica nata prima che la Terra conoscesse i fiori. Nel 2014 un gruppo di paleobotanici ha descritto su Science un fossile svedese di questa famiglia, vecchio di centottanta milioni di anni, con i nuclei delle cellule ancora leggibili: il genoma era rimasto quasi identico a quello delle felci che crescono oggi lungo i fossi. Superstes, in latino, è chi sopravvive e per questo può testimoniare. Il titolo, qui, è una constatazione.

    Superstes, progetto dell’allestimento: il volto dietro il vetro. Matteo Basilé, 2026
    Superstes, progetto dell’allestimento: il volto dietro il vetro. Matteo Basilé, 2026

    Per mesi la felce ha vissuto nello studio di Roma con due elettrodi sulle fronde. La registrazione pulita è breve, trentotto minuti di una mattina di ottobre, ma dice una cosa netta: a riposo il segnale resta quasi fermo, al contatto di una mano sale di colpo e ridiscende in sei, otto secondi. Da quei minuti l’artista ha costruito un modello, dichiarato come tale, che immagina sette mesi della vita della pianta.

    Chi comanda il ritmo

    Qui sta il rovesciamento. Gli impulsi della felce diventano suono, poi ritmo, poi trasformazione di un volto proiettato dove in chiesa starebbe l’altare. Le emozioni del volto sono un vocabolario scelto dall’artista; il numero degli stati in cui quel vocabolario si distribuisce lo decide la pianta. L’autore resta, ma cede il tempo. È un gesto che la storia della bio-arte conosce da lontano, dalle misure di Jagadish Chandra Bose sulla risposta elettrica dei vegetali all’inizio del Novecento ai laboratori di neurobiologia vegetale di Stefano Mancuso, e che Basilé porta dentro la grammatica antica del ritratto devozionale.

    Come le altre opere della mostra, anche Superstes è phygital: accostando un dispositivo si apre un secondo stato dell’immagine, come le pale d’altare che si schiudevano solo nei giorni di festa. Il testo dell’artista tiene distinte osservazione, modello e interpretazione, e dichiara le verifiche ancora da fare. È una forma di onestà rara, in un tempo che chiede alle macchine e alle piante di dire più di quanto sappiano.

    Fonti

    1. Istituto Italiano di Cultura di Parigi, comunicato stampa «Magnifica Humanitas», 9 ottobre 2026 (si apre in una nuova scheda)
    2. Matteo Basilé, Magnifica Humanitas, pagina della mostra (si apre in una nuova scheda)
    3. Matteo Basilé, «Superstes», testo dell’autore, Roma, ottobre 2026
    4. B. Bomfleur, S. McLoughlin, V. Vajda, «Fossilized nuclei and chromosomes reveal 180 million years of genomic stasis in royal ferns», Science 343, 2014 (si apre in una nuova scheda)
    5. J. C. Bose, Response in the Living and Non-Living, Longmans, Green and Co., 1902
    6. S. Mancuso, A. Viola, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, Giunti, 2013
    7. Paris Photo 2026 (si apre in una nuova scheda)

    Crediti

    Immagine: Matteo Basilé, Magnifica Humanitas, 2026. Musiche del film della mostra: Marco Del Bene (MKDB).

    Testo: Airona Altman.

    La scheda di Superstes

    Leggi anche

    ArtistProof sviluppa film, campagne e installazioni su incarico di brand e istituzioni.

    Contatta lo studio